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Dito a scatto

  • Immagine del redattore: Emanuele Romiti
    Emanuele Romiti
  • 11 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Il dito a scatto o tenosinovite stenosante dei flessori, è una patologia della mano caratterizzata da un blocco intermittente del dito durante i movimenti di flessione ed estensione. Il disturbo è spesso accompagnato da dolore, rigidità e dalla tipica sensazione di “scatto”, causata dal cattivo scorrimento del tendine flessore sotto la puleggia A1.

In particolare, la stenosi nasce dalla degenerazione del tendine flessore e da ipertrofia fibrocartilaginea della puleggia A1. Si sviluppano noduli tendinei che impattano il passaggio sotto il tunnel, generando il fenomeno meccanico del locking.

Questa condizione rappresenta una delle più frequenti cause di dolore e limitazione funzionale della mano.


Fig. 1: dito a scatto
Fig. 1: dito a scatto

La stenosi colpisce più frequentemente soggetti di età compresa tra 50 e 60 anni e interessa prevalentemente il I e il IV dito ed è generalmente coinvolta la mano dominante.

I sintomi più comuni includono:


  • Dolore e rigidità mattutina;

  • Difficoltà nell’estensione del dito dopo la flessione;

  • Nodulo palpabile a livello della piega palmare distale.

 

La diagnosi del dito a scatto è essenzialmente clinica, basata su anamnesi e visita.

Il riscontro del blocco meccanico associato a dolore localizzato a livello della puleggia A1 è spesso sufficiente.

Gli esami strumentali, riservati a casi atipici o in fase pre-chirurgica, prevedono:


  • Ecografia muscolo-tendinea;

  • Risonanza Magnetica (RM).


L’approccio terapeutico iniziale è generalmente conservativo, soprattutto nelle fasi precoci e include:


  • Immobilizzazione con stecche notturne, per 6–12 settimane;

  • Esercizi di gliding tendineo che mobilizzano i tendini delle dita e della mano per mantenerli elastici e migliorare il movimento articolare;

  • Infiltrazioni di corticosteroidi, con un’efficacia del 50–60% al primo tentativo, che può salire fino a circa 86% dopo una seconda infiltrazione entro 3–5 mesi;

  • Terapie fisiche.


L’osteopatia può rappresentare un valido supporto complementare nel trattamento conservativo del dito a scatto, soprattutto nelle fasi iniziali o in associazione ad altre terapie.

Attraverso tecniche di rilascio miofascialemobilizzazioni articolari e trattamento dei trigger point, l’intervento osteopatico mira a:


  • Ridurre le tensioni miofasciali dell’arto superiore;

  • Ridurre il dolore;

  • Migliorare la mobilità e funzionalità del dito;

  • Prevenire le recidive.


In caso di fallimento della terapia conservativa, il trattamento chirurgico rappresenta un’opzione efficace. 

La prognosi è generalmente favorevole. Le recidive sono rare, ma possono verificarsi più frequentemente nei pazienti diabetici o in presenza di sintomi di lunga durata.

 

 
 
 

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