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Ernia iatale

  • Immagine del redattore: Emanuele Romiti
    Emanuele Romiti
  • 10 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 9 mag

L’ernia iatale, una condizione patologica in cui una porzione dello stomaco protrude attraverso il diaframma, risalendo nel torace attraverso il forame esofageo, rappresenta una delle condizioni più comuni a carico del tratto gastroesofageo, spesso sottovalutata a causa della frequente assenza di sintomi specifici.

Tuttavia, quando emergono, i sintomi dell’ernia iatale possono influenzare significativamente la qualità della vita del paziente, in particolare per la sua correlazione con il reflusso gastroesofageo (GERD). Oltre al reflusso, tra i sintomi si può manifestare pirosi gastrica, rigurgito acido, disfagia e, nei casi più severi, anemia da sanguinamento cronico.

La cura e la gestione dell’ernia iatale richiedono un approccio multidisciplinare che coinvolga medicina, chirurgia, nutrizione e, in modo crescente, le tecniche manipolative osteopatiche.

Si distinguono tre principali tipi di ernia iatale:


  • Ernia da scivolamento (tipo I): è la forma più comune di ernia iatale, rappresentando circa il 90-95% dei casi. In questa tipologia la giunzione gastroesofagea risale al di sopra del diaframma. È spesso asintomatica, ma può associarsi a reflusso gastroesofageo (GERD), bruciore retrosternale e rigurgito acido;


  • Ernia paraesofagea (tipo II): può essere più pericolosa, poiché il rischio di complicanze è maggiore. Consiste in una rotazione dello stomaco lungo la grande curvatura, causando la fuoriuscita della sua parte superiore attraverso lo iato esofageo. La giunzione gastroesofagea rimane nella sua posizione naturale, e l’erniazione del fondo dello stomaco porta alla sua compressione tra la parete dello iato e l’esofago;


  • Forme miste: è la forma più rara e si ha con la presenza contemporanea di un’ernia da scivolamento e un’ernia para-esofagea.


Fig.1: tipologie di ernia iatale
Fig.1: tipologie di ernia iatale

Le cause dell’ernia iatale non sono univoche, ma vanno considerate come il risultato di una combinazione di fattori anatomici e funzionali che interagiscono tra loro nel tempo. Questa condizione può insorgere in modo silente e progredire lentamente, oppure manifestarsi in seguito a eventi scatenanti specifici.

I principali fattori predisponenti includono:


  • Invecchiamento fisiologico: con l’avanzare dell’età, si osserva una naturale perdita di tono muscolare e un progressivo indebolimento delle strutture legamentose che contribuiscono alla stabilità della giunzione gastroesofagea;

  • Aumento della pressione intra-addominale: determina un incremento cronico o acuto della pressione all’interno della cavità addominale diventando un importante fattore di rischio. Esempi di cause possono essere gravidanza, obesità o stitichezza cronica;

  • Eventi traumatici o chirurgici: pregressi interventi addominali o toracici, così come traumi (incidenti stradali, cadute, contusioni), possono alterare l’integrità del diaframma o modificare l’anatomia locale;

  • Disfunzione diaframmatica: una scarsa coordinazione tra il muscolo diaframma e la muscolatura addominale può ridurre la funzione di barriera anti-reflusso.

 

Vista la diversità degli eventi che causano l’ernia iatale, il suo trattamento può variare in base alle cause e ai sintomi associati, oltre che alla tipologia di ernia e alla gravità della condizione.

Il trattamento iniziale dell’ernia iatale è, nella maggior parte dei casi, di tipo conservativo e ha come obiettivo principale il controllo dei sintomi da reflusso gastroesofageo (GERD), che spesso rappresentano la manifestazione clinica più fastidiosa per il paziente.

In aggiunta, si può incorrere all’utilizzo dei seguenti trattamenti:


  • Trattamento medico: l’approccio terapeutico prevede inizialmente l’adozione di modifiche dello stile di vita e la somministrazione di farmaci sintomatici, tra cui inibitori di pompa protonica (IPP) che riducono la produzione di acido gastrico, alleviando il bruciore e prevenendo le complicanze del reflusso, antiacidi per neutralizzare l’acidità gastrica e procinetici che favoriscono la motilità gastrointestinale e aiutano a svuotare più rapidamente lo stomaco, riducendo la pressione intragastrica.


  • Trattamento chirurgico: nei casi gravi, refrattari alla terapia farmacologica o in presenza di ernie voluminose e sintomatiche, può essere indicata la chirurgia laparoscopica;


  • Trattamento osteopatico: l’osteopatia rappresenta un valido supporto complementare nel trattamento dell’ernia iatale, volto a ripristinare la funzionalità biomeccanica del diaframma e a migliorare il drenaggio viscerale e linfatico, soprattutto nei casi funzionali e nei pazienti che presentano disfunzioni posturali, diaframmatiche o viscerali associate.

 

L’approccio osteopatico mira a:


  • Riequilibrare il sistema nervoso autonomo, che regola la motilità viscerale e la secrezione acida gastrica;

  • Ripristinare la mobilità biomeccanica del diaframma, fondamentale per la corretta separazione tra cavità toracica e addominale;

  • Migliorare il drenaggio viscerale e linfatico, ottimizzando la circolazione nella regione epigastrica;

  • Ridurre la tensione fasciale a livello toracico e addominale, spesso coinvolta nei disturbi digestivi.

 
 
 

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